Dwarves – Blood Guts & Pussy (1990)

Dwarves – Blood Guts & Pussy (1990)

Nel 1980 i californiani Circle Jerks con “Group Sex” – 14 brani per 15 minuti – formalizzarono l’hardcore. Live Fast Die Young il manifesto della loro avanguardia. Dieci anni dopo i Dwarves, da Chicago, con “Blood Guts & Pussy” – 13 brani per 13 minuti – sancirono, dopo varie metamorfosi, la fine del genere, aprendo le porte ai due generi, entrambi post-hardcore, che sanciranno la fine del rock: il grunge (con Cobain che è stato l’ultimo a crederci nel rock e che si è suicidato perché resosi conto dell’esaurirsi definitivo della sua unica forma espressiva) e il cosiddetto, non a caso, post-rock.
Al di là della chiave di lettura costituita dalla storia dell’hardcore – stile importante e trascurato quant’altri mai mentre si potrebbe sostenere che in ambito rock da fine anni Settanta ai Novanta compresi non s’è suonata una nota che o per distaccarcisi o per approssimarsici non abbia tenuto conto, consapevolmente o meno, dell’hardcore – “Blood Guts & Pussy” è opera che si comprende solo se la si riconduce alla sfera avanguardistica. E avanguardia o sperimentazione riuscita, nel rock, è stata quella delle formazioni capaci di creare nuovi generi o stili. Per citare dei nomi: Velvet Underground, Sonic Youth, Venom, Metallica, Dinosaur Jr., Death, Fugazi, Shellac …
Avanguardia significa anzitutto programmazione. Darsi dei programmi e realizzarli. Anzi: di per sé l’avanguardia non consiste nemmeno tanto nel far opere, quanto nel proporre dei programmi; nel declamare dei manifesti. È l’idea originale e inusitata a costituire l’avanguardia. Ed è l’idea perché solo le idee possono rispondere ai canoni di assoluta integerrimità richiesti dall’avanguardia.
Qual è dunque l’idea di “Blood Guts & Pussy”? Fornire una mostruosa versione rock ‘n’ roll di “Group Sex”, potremmo rispondere; per prendere così congedo, una volta che si è giunti alle più estreme forme espressive, sia dall’hardcore sia dal retroterra su cui questo – e più in generale il rock – è sorto: il rock ‘n’ roll appunto.

Da qui – all’insegna d’un oltranzismo formale e contenustico spavaldamente intento a spremere il prima e più completamente possibile il succo della vita – la riduzione di tutto, in particolare degli affetti e della sessualità (e noi siamo preminentemente organismi sessuati), alla fisiologia più viscerale, arteriosa e cruenta. Qualcosa del genere in quegli stessi anni faceva, nel settore metal, un altro mirabile gruppo rock d’avanguardia: i Carcass. È poi importante aggiungere che la concentrazione dell’espressione rock in efferati e irrefrenabili minibrani, si ritrova non solo in Circle Jerks – che furono i primi a proporre qualcosa di simile – e in “Blood Guts & Pussy” – che chiuse, diciamo pure, il cerchio – ma pure nelle opere avanguardistiche di straordinari (nel senso neutro di: fuori dalla norma) quanto trascurati, oggi, gruppi intransigenti degl’anni Ottanta quali Bad Brains, DRI e Napalm Death (ma potremmo aggiungervi anche i ben più noti Slayer).
Ognuna di queste avanguardie esprime a suo modo quell’avanguardia o idea che le accomuna e che consiste nel considerare quale unica forma di onestà precipitarsi a esprimere tutto ciò che si ha da esprimere, e che il mondo ha da esprimere, in un conato di ferraglie strapazzatissime, percussioni ipercinetiche e urla da ultimo giorno d’un condannato a morte.
Se ognuno dei gruppi succitati merita una trattazione a sé per il suo modo di rendere questa macroavanguardia o macroidea di cui abbiamo detto, vediamo adesso qual è il modo specifico di “Blood Guts & Pussy”.

E per vederlo, dopo l’inquadramento avanguardistico del fenomeno, bisogna ricorrere alla già accennata considerazione del rock ’n’ roll. Ad altri ritmi – e con più civili parole non incentrate nell’onnipresente ed in mille modi declinato “fuck” – “Blood Guts & Pussy” sarebbe potuto risultare silloge rock ’n’ roll, anche da ballarsi. Invece “Blood Guts & Pussy” invece con le ritmiche forsennate e gli impropri più truci accusa spietatamente il rock ’n’ roll di esser stato – in forme e contenuti – ipocrita. Perché non estremo – e quindi sincero – come avrebbe potuto e dovuto. Ti facciamo vedere noi qual è la sincerità – qual è la vita che anche tu conosci ma che per comodo e convenzioni non spremi ed esprimi adeguatamente. Ed il modo d’un’espressione sincera della vita sarebbe quello hardcore. Quello consegnato al cinico e bucolico proverbio per cui “la vita è come una scala di pollaio: corta, in salita e piena di merde”. Chi non dice che la vita è “corta, in salita e piena di merde” è un ipocrita borghese e va additato. Ecco allora che “Blood Guts & Pussy” diviene, nemmeno troppo paradossalmente – in cos’altro consistono hardcore e punk? –, opera morale e di moralizzazione. Una lezione d’etica. Etica come prender atto di quello che siamo e declamarlo e ripeterlo a più non posso fino render fioche le corde vocali e livide le membra. Etico l’hardcore, dunque. I Circle Jarks, i Bad Brains, i DRI, i Napalm Death, gli Stayer. Falsi e irresponsabili i rocker che illudono meschinamente – sembra accusare “Blood Guts & Pussy” – con frivoli, stupidi piaceri o convenzionalissimi pseudo-valori. Si tratta invece di tornare alle budella e ai gangli dell’organico laddove questo si confonde nell’inorganico che lo infonde.
“Blood Guts & Pussy” – nel vertiginoso tubo catodico del suo suono – esprime questa non soluzione di continuità e nell’esprimerla trova la sola morale umanamente conseguibile.
Drug Store l’unica concessione – del resto irresistibile – ad un melodismo – del resto motorheadiano – consistente nella contemplazione sconfortata di tutto ciò.

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